Feeds:
Articoli
Commenti

NOI CI SIAMO!

In questi giorni la nostra azienda, che realizza Case Passive certificate Casa Clima di Bolzano, si è più volte chiesta cosa potesse fare per le famiglie colpite dal sisma. Beh, noi siamo solo capaci di costruire con eccellenza energetica e assolutamente rispettosi di tutte le normative sismiche attualmente in vigore ed aggiungendo anche un po’ di precauzione in più, che non guasta. Noi siamo partiti dal fatto che chi diceva: – “abbiamo sempre costruito così!” Ha sempre costruito male! Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo, visto e considerato che siamo una piccolissima azienda? Bene, avremmo deciso di dare la possibilità all’Emilia di ricominciare. Ed è per questo che ci appelliamo a tutte le aziende Emiliano-romagnole (e non solo), che ci tenessero a collaborare con noi, a dare di nuovo un tetto a quelle famiglie che hanno perso tutto. La Ditta H3 Srl mette a disposizione delle famiglie colpite dal sisma, gratuitamente, la propria esperienza per la stima dei danni e consulenze. Inoltre siamo disponibili a realizzare Case Passive certificate Casa Clima di Bolzano al prezzo di costo (fatture alla mano)! Abbiamo la nostra terra nel cuore e vogliamo rivedere negli occhi delle famiglie terremotate quel sorriso tipico dell’Emilia. Ci attiveremo nei prossimi giorni per realizzare le collaborazioni con i nostri partner.

20120601-011306.jpg

Chi si orienta verso una CasaClima di nuova costruzione o un risanamento secondo i criteri CasaClima può contare su numerosi vantaggi che riguardano sia la qualità della vita che l’aspetto economico, perché una CasaClima ha costi energetici molto ridotti.

Last but not least, CasaClima è anche una risposta all’irrefrenabile fame di energia che caratterizza l’umanità intera, e che comporta il consumo delle ultime riserve fossili. CasaClima è infatti tutela quotidiana dell’ambiente, che porta vantaggi al pianeta terra ed al portafoglio.

Sono almeno 7 le ragioni per scegliere una CasaClima, perché essa garantisce consapevolezza energetica, comfort, tutela dell’ambiente e del clima, salute, risparmio, assenza di difetti edili ed una rivalutazione dell’immobile.
7 ragioni per scegliere una CasaClima

1. Consapevolezza energetica
Una CasaClima è caratterizzata da un fabbisogno termico molto basso, e permette quindi di risparmiare sui costi di riscaldamento, di migliorare il comfort abitativo e di aumentare sul lungo periodo il valore dell’immobile. Tre le componenti particolarmente importanti: un’efficace coibentazione dell’involucro esterno dell’edificio, la presenza di vetrate termiche che fanno entrare quanta più luce possibile ma impediscono la fuoriuscita del calore, una costruzione ermetica.

2. Comfort
Un buon isolamento delle pareti non giova solo al portafoglio, ma aumenta anche il comfort. La coibentazione delle pareti esterne può aumentare le temperature delle superfici, mentre contemporaneamente si abbassa la temperatura dell’ambiente. Tutto questo ha effetti positivi sul comfort abitativo e sul fabbisogno energetico. Una buona coibentazione del perimetro dell’edificio si rivela utile anche in estate, perché è uno dei fattori principali per impedire il surriscaldamento.

3. Amica dell’ambiente e del clima
Gli impianti di riscaldamento sono una delle maggiori fonti di inquinamento atmosferico. Una CasaClima A permette di risparmiare l’80% di energia rispetto ad un edificio tradizionale, e di ridurre proporzionalmente l’emissione di sostanze inquinanti nell’aria. Vengono infatti ridotte non solo le emissioni di polveri sottili, ossido di carbonio, ossidi di azoto ed idrocarburi, ma anche quelle di gas pericolosi per il clima. Costruire tenendo conto dell’efficienza energetica si rivela quindi un importante contributo per la tutela dell’ambiente e del clima.

4. Amica della salute
Il 90% del nostro tempo lo trascorriamo in ambienti chiusi: è chiaro pertanto che la qualità degli ambienti influisce parecchio sul nostro benessere e sulla nostra salute.

5. Economica
Grazie all’isolamento, i costi di riscaldamento vengono ridotti radicalmente, per questo essa è la base della tecnica edile CasaClima. Quasi il 70% dei costi energetici di una famiglia si devono al riscaldamento. Un esempio: per una casa unifamiliare, l’intera coibentazione costa circa 6.000 euro, e comporta un risparmio dei costi di riscaldamento pari a circa 680 euro l’anno, grazie al mancato utilizzo annuale di 850 litri di gasolio. Un risparmio che corrisponde ad un tasso d’interesse dell’11% circa.

Una coibentazione comporta invece un aumento del 2% sui costi di costruzione globale.

6. Assenza di difetti edili
Il primo passo verso una CasaCima è un’attenta progettazione, che prende in considerazione in particolare dettagli critici relativi alla tecnica edile ed energetica. Contemporaneamente, si pone attenzione ad una gestione corretta. In questo modo, una CasaClima è priva dei difetti edili più frequenti.

7. Aumento di valore
Solo il fatto che l’impiantistica viene rinnovata già dopo 15 o 20 anni, mentre invece le pareti esterne dell’edificio non vengono toccate per un periodo tra i 30 ed i 60 anni, induce ad utilizzare materiali di valore ed elementi isolanti efficaci. Le spese necessarie devono essere considerate come un investimento per il futuro.Chi si orienta verso una CasaClima di nuova costruzione o un risanamento secondo i criteri CasaClima può contare su numerosi vantaggi che riguardano sia la qualità della vita che l’aspetto economico, perché una CasaClima ha costi energetici molto ridotti.

Last but not least, CasaClima è anche una risposta all’irrefrenabile fame di energia che caratterizza l’umanità intera, e che comporta il consumo delle ultime riserve fossili. CasaClima è infatti tutela quotidiana dell’ambiente, che porta vantaggi al pianeta terra ed al portafoglio.

Sono almeno 7 le ragioni per scegliere una CasaClima, perché essa garantisce consapevolezza energetica, comfort, tutela dell’ambiente e del clima, salute, risparmio, assenza di difetti edili ed una rivalutazione dell’immobile.

 

Gli edifici a consumi zero sono uno degli argomenti su cui più si discute ultimamente, e sono molti a chiedersi se davvero sia possibile costruire case di questo tipo a costi ragionevoli (non siamo qui interessati ad esperimenti senza applicazioni concrete), superando il concetto di casa passiva per arrivare direttamente ai net-zero, come vengono definiti nel mondo anglosassone. Ovviamente il segreto è nella produzione di una certa quantità di energia da parte della casa, che compensa o addirittura supera quella consumata. La casa è comunque connessa alla rete elettrica tramite il contatore, ma questo registra gli eventuali crediti di energia quando quella consumata è minore di quella prodotta: se il bilancio alla fine dell’anno è zero o addirittura negativo, la casa viene definita net-zero.

Le tecnologie utilizzate sono quelle già note ed ampiamente disponibili, dall’isolamento termico delle pareti e del tetto, agli infissi ultraefficienti fino agli impianti solare termico e fotovoltaico per la produzione di energia elettrica. In questo modo sarebbe possibile già oggi, secondo le ricerce dell’ingegner Paolo Torcellini, del DOE’s National Renewable Energy Laboratory (NREL), azzerare i consumi del 47% degli edifici commerciali americani, percentuale che potrebbe addirittura arrivare al 62% entro il 2025. Valori elevatissimi, soprattutto se si considera che gli edifici commerciali, insieme alle abitazioni private, sono responsabili di un’enorme parte della produzione di CO2 e di consumi energetici.

Certo è che una casa a consumi zero deve essere progettata fin dall’inizio per ottenere questo risultato, con un approccio integrato alla progettazione che faccia ampio uso dei software di modellazione energetica fin dalle prime fasi del progetto. Ed ovviamente la posizione geografica dell’edificio gioca un ruolo fondamentale, visto che mantenere caldo d’invernoe fresco d’estate un capannone o una casa nel mite clima mediterraneo è cosa ben diversa da uno stesso edificio situato in Scandinavia o sulle Alpi.

Contrariamente a quello che si pensa poi, gli edifici di grandi dimensioni sono anche i più facilmente adattabili, visto che lo spazio per i pannelli solari fotovoltaici ad esempio è più facilmente disponibile, ma soprattutto occorre che anche gli abitanti della casa facciano la loro parte, modificando le proprie abitudini e riducendo tutti quei consumi dovuti ad apparecchiature in stand-by o peggio lasciate accese tutta la notte. Non occorre ribadire ai nostri lettori come il tenere il riscaldamento acceso continuamente a temperature tropicali, come purtroppo continua ad avvenire in molti condimini, è uno dei comportamenti peggiori per il risparmio energetico e per l’ambiente, e che anche solo un grado di temperatura in meno in casa consente di ottenere notevoli risparmi.

Il tutto però deve essere disponibile per i cittadini a costi non troppo lontani da quelli di un’abitazione tradizionale, mentre purtroppo – soprattutto in Italia – molte aziende propongono soluzioni con costi che vanno al di là del semplice vantaggio economico ottenibile con una casa a consumi zero.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri il il quarto Conto Energia, il DM 5 maggio 2011 che ridefinisce, dal 1° giugno prossimo, il sistema degli incentivi al fotovoltaico.

Pubblicato in Gazzetta il quarto Conto Energia per il fotovoltaico

Il decreto si applica agli impianti fotovoltaici che entrano in esercizio dopo il 31 maggio 2011 e fino al 31 dicembre 2016, per un obiettivo indicativo di potenza installata a livello nazionale di circa 23.000 MW, corrispondente ad un costo indicativo cumulato annuo degli incentivi stimabile tra 6 e 7 miliardi di euro.

Per i ‘piccoli impianti’ fotovoltaici (impianti fino a 1000 kW realizzati su edifici, impianti fino a 200 kW operanti in regime di scambio sul posto, impianti di potenza qualsiasi realizzati su edifici ed aree delle Amministrazioni pubbliche) non è previsto alcun tetto di spesa fino a fine 2012. Per i ‘grandi impianti’ (tutti quelli diversi dai ‘piccoli’) sono previsti tetti di spesa semestrali fino al 2012.

Per gli impianti grandi e piccoli, dal 2013 al 2016, il superamento dei tetti non limita l’accesso alle tariffe incentivanti, ma determina una riduzione aggiuntiva delle stesse per il periodo successivo. Dal 2013 è prevista l’introduzione del modello tedesco.

Alle installazioni che prevedono la rimozione dell’amianto è assegnato un premio di 5 €cent/kWh, mentre un premio del 10% è destinato a chi installa pannelli fotovoltaici italiani o europei.

Vediamo nel dettaglio i contenuti del quarto Conto Energia.

Le regole per l’incentivazione dei grandi impianti
I grandi impianti che entrano in esercizio entro il 31 agosto 2011 accedono direttamente alle tariffe incentivanti, previa comunicazione al GSE dell’entrata in esercizio. Invece, i grandi impianti che entrano in esercizio dopo il 31 agosto 2011 e fino a tutto il 2012, per accedere alle tariffe incentivanti, devono essere iscritti nell’apposito registro informatico gestito dal GSE, in una posizione tale da rientrare nei limiti di costo definiti per ciascun periodo.

Qualora l’insieme dei costi di incentivazione per i grandi impianti entrati in esercizio entro il 31 agosto 2011 (non obbligati all’iscrizione al registro GSE) e per quelli iscritti nel registro per il 2011 determini il superamento del limite di costo previsto per lo stesso periodo, l’eccedenza comporta una riduzione di pari importo del limite di costo relativo al secondo semestre 2012.

Ulteriore condizione per ottenere gli incentivi è la seguente: la certificazione di fine lavori dell’impianto deve pervenire al GSE entro 7 mesi (9 mesi per gli impianti oltre 1 MW) dalla data di pubblicazione della graduatoria degli impianti iscritti al registro che il GSE pubblicherà sul proprio sito entro 15 giorni dalla data di chiusura del relativo periodo. In tutti i casi la tariffa incentivante spettante è quella vigente alla data di entrata in esercizio dell’impianto.

Come funzionano il registro e la graduatoria del GSE per i grandi impianti
Per il 2011 e il 2012, i grandi impianti devono essere iscritti nell’apposito registro del GSE inviando la documentazione di cui all’allegato 3-A. Per il 2011, le richieste di iscrizione al registro devono pervenire al GSE dal 20 maggio al 30 giugno 2011. In caso di ulteriore disponibilità nell’ambito del limite di costo, il registro è riaperto dal 15 settembre al 30 settembre 2011. Per il primo semestre 2012, ci si potrà iscrivere dal dal 1° al 30 novembre 2011 (eventuale riapertura dal 1° al 31 gennaio 2012). Per il secondo semestre 2012 dal dal 1° al 28 febbraio 2012 (eventuale riapertura dal 1° al 31 maggio 2012).

Il GSE forma la graduatoria degli impianti iscritti al registro e la pubblica sul proprio sito entro 15 giorni dalla chiusura del relativo periodo. L’iscrizione dell’impianto al registro decade se manca la certificazione della fine dei lavori. La graduatoria non è soggetta a scorrimento, salvo cancellazioni a cura del GSE di impianti iscritti che entrino in esercizio entro il 31 agosto 2011. L’iscrizione al registro non è cedibile a terzi. Le regole tecniche per l’iscrizione al registro saranno pubblicate dal GSE entro il 15 maggio 2011.

La richiesta e l’erogazione dell’incentivo
Entro 15 giorni solari dall’entrata in esercizio dell’impianto, il responsabile deve far pervenire al GSE la richiesta di incentivo, completa della documentazione prevista dall’allegato 3-C. I gestori di rete hanno l’obbligo di collegare gli impianti alla rete elettrica nei termini stabiliti dalla delibera dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas ARG/elt 99/08. Fatte le opportune verifiche, il GSE eroga gli incentivi entro 120 giorni dal ricevimento della richiesta.

Chi può accedere agli incentivi
Possono beneficiare delle tariffe incentivanti persone fisiche, persone giuridiche, soggetti pubblici e condomini per impianti fotovoltaici di almeno 1 kW, conformi alle norme tecniche di cui all’allegato 1 e al Dlgs 28/2011, nuovi, collegati alla rete elettrica o a piccole reti isolate.

Entità delle tariffe incentivanti
La tariffa incentivante, differenziata per potenza dell’impianto e per periodo temporale secondo le tabelle di cui all’allegato 5, è riconosciuta per 20 anni dall’entrata in esercizio dell’impianto ed è costante in moneta corrente per tutto il periodo di incentivazione.

Premi aggiuntivi
I piccoli impianti sugli edifici possono beneficiare di un premio aggiuntivo rispetto alle tariffe incentivanti. È previsto un premio:
– per gli impianti abbinati ad un uso efficiente dell’energia;
– del 5% per gli impianti ubicati in zone industriali, miniere, cave o discariche esaurite, area di pertinenza di discariche o di siti contaminati;
– del 5% per i piccoli impianti, realizzati da comuni sotto i 5000 abitanti;
– di 5 centesimi di euro/kWh per gli impianti installati in sostituzione di coperture in amianto;
– del 10% per gli impianti il cui costo di investimento, per quanto riguarda i componenti diversi dal lavoro, sia riconducibile per almeno il 60% ad una produzione realizzata nell’Unione europea.

Gli impianti i cui moduli costituiscono elementi costruttivi di pergole, serre, barriere acustiche, tettoie e pensiline hanno diritto a una tariffa pari alla media aritmetica fra la tariffa spettante per “impianti fotovoltaici realizzati su edifici” e quella per “altri impianti fotovoltaici”. Il rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e la superficie totale della copertura della serra stessa non deve superare il 50%.

Nella prima decade di maggio Verona sarà la capitale italiana ed europea delle fonti rinnovabili. Per tre giorni, da mercoledì 4 a venerdì 6, i padiglioni della Fiera ospiteranno la 12/ma edizione di Solarexpo, mostra internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita.

L’edizione 2011 sarà all’insegna dei record: già battuto il numero di espositori che dai 1.268 della scorsa edizione, supereranno quota 1350, con una crescita sia numerica che di presenza di stranieri. L’ampliamento ha portato gli organizzatori ad allestire la mostra in undici padiglioni, uno in più rispetto allo scorso anno. Nuovi primati sono attesi anche per quanto riguarda i visitatori, che dovrebbero superare quota 70mila dopo i 69.500 dello scorso anno, così come il numero di giornalisti accreditati, dopo che lo scorso erano stati 230, un numero già ingente per una rassegna fieristica.

L’edizione 2011 di Solarexpo è da record anche a livello organizzativo: saranno complessivamente una sessantina di appuntamenti tra informazione, aggiornamento e formazione, in cui verranno presentate le principali novità internazionali nel settore delle rinnovabili.

Un calendario fittissimo e variegato, con convegni a livello nazionale e internazionale rivolti agli operatori economici, dei quali molti attesi dall’estero. Anche quest’anno saranno presentate in esclusiva le innovazioni attraverso technology focus e progetti speciali dedicati a tematiche di massima attualità e agli scenari futuri del mercato.

In parallelo a Solarexpo spicca la quinta edizione di Greenbuilding, la mostra-convegno dedicata all’efficienza energetica e all’architettura sostenibile, che proporrà come evento speciale “Illuminazioni”, lo show-room di nuova concezione dedicato all’eccellenza del costruire, che quest’anno sarà dedicato al tema sulla riqualificazione energetica degli edifici storici. Ritorna anche l’appuntamento con l’evento speciale “Solarch”, building solar design & technologies che, collocandosi a cavallo tra Greenbuilding e Solarexpo, rappresenta la continuità tra architettura sostenibile e tecnologie solari.

Casa gennaio è un interessante progetto realizzato da ModenProgetti – Energia Srl sull’appennino modenese. Si tratta di una casa passiva, che ha ottenuto sia la targhetta energetica di classe Gold + da parte dell’Agenzia CasaClima che il certificato di casa passiva da parte del Passivhaus Institut di Darmstad.

La casa, una villetta monofamiliare a due piani, è stata costruita con struttura in legno e con l’interessante aggiunta di un tetto verde. Il nome Casa Gennaio deriva da quello del vecchio borgo, e visto che si trattava di una ristrutturazione di una vecchia stalla/fienile e non di una costruzione ex-novo, è stato deciso di rispettarne fedelmente il vincolo tipologico, mantenendone posizione, forma e proporzioni.

La struttura di questa casa passiva è stata realizzata con un telaio in legno, mentre un sistema di pannelli solari fotovoltaici provvede alla generazione di energia elettrica. Il riscaldamento è affidato ad una termostufa a legna, mentre per la produzione di acqua calda si è scelto di usare un pannello solare termico. Ad eccezione di due piccoli termoarredi nei bagni, non è presente alcun impianto termico convenzionale. Un sistema di Ventilazione Meccanica Controllata garantisce il corretto ricambio d’aria senza sprechi di energia.

Particolare attenzione è stata posta ovviamente agli infissi, in questo caso con struttura mista legno e alluminio e dotati di triplo vetro.

Casa Gennaio è caratterizzata da assenza totale di emissioni di CO2 da combustibili fossili. L’impatto sull’ambiente circostante è minimizzato dalla vegetazione presente sul tetto verde.

Le case passive sembrano iniziare a trovare spazio nel mondo dell’informazione, che spesso le inquadra come un prodotto dell’ultima tecnologia, ma questo tipo di costruzione in realtà è nata oltre vent’anni fa anche se la sua diffusione al di fuori di ambienti particolarmente ristretti è cosa degli ultimi pochi anni.

La prima casa passiva fu costruita nel 1990, nella cittadina tedesca di Darmstadt. La casa fu il risultato di un progetto messo assieme da tre architetti, assunti per sviluppare un’idea nata da una discussione fra il fisico tedesco Wolfgang Feist ed il professore svedese Bo Adamson, della Lund University; Feist lavorava all’Institut für Wohnen und Umwelt (istituto per la casa e l’ambiente tedesco), e nel corso degli anni aveva lavorato su diversi concetti per ridurre i consumi di un’abitazione. Grazie anche ai finanziamenti offerti dal governo tedesco, i due impiegarono diverso tempo a cercare di mettere insieme un gruppo di specialisti capaci di costruire una casa a consumi quasi zero, che impiegarono diversi anni a sperimentare diverse tecnologie edili, soluzioni architettoniche e materiali, prima di ottenere i risultati sperati.

I settori principali di ricerca forumo soprattutto la disposizione e l’esposizione della casa, i sistemi di riscaldamento e di ventilazione forzata, con i relativi eventuali effetti che quest’ultima avrebbe potuto provocare agli abitanti della casa passiva. Una ricerca metodica, svolta essenzialmente a livello teorico prima di poter mettere in pratica le soluzioni migliori.

Divisa in quattro appartamenti, la casa passiva di Darmstadt ebbe alla fine un costo improponibile per il mercato, ed anche se i risultati ottenuti in termini di risparmio energetico furono eccellenti, il futuro del progetto appariva incerto. Ma la ricerca nel settore non si fermò: nel 1993 fu costruita un’altra casa passiva a Stoccarda, e due anni dopo uno dei maggiori ricercatori americani nel settore del risparmio energetico, Amory Lovins, cominciò a studiare come ridurre i costi di costruzione di questo tipo di abitazioni.

La svolta arrivò nel 1996, con la fondazione del Passivhaus-Institut a Darmstadt, che aveva l’obiettivo di stabilire e promuovere gli standard delle future case passive.

Il resto è storia recente, ed oggi una casa pasiva ha un costo non troppo diverso da quello di un’equivalente casa costruita in edilizia tradizionale, ed anche se i limiti di questo tipo di progetti ne impediscono un’ampia diffusione – soprattutto in Italia dove emergono seri problemi di surriscaldamento estivo – la ricerca sta procedendo verso l’obiettivo finale: una casa a consomo quasi zero, dal costo accessibile e facilmente adattabile a diverse tipologie e locazioni.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.